Gli arabi non fanno parte del popolo della scuola?
Milano 14 settembre 2005.
di Michele Corsi
La vicenda della scuola elementare di via
Quaranta e' un episodio assai significativo del degrado politico e
morale in cui la guerra di civilta' ci sta trascinando. Ed anche una
dimostrazione di quanto siano deboli gli anticorpi che separano una
societa' che si ritiene sana dalle peggiori esperienze della storia.
La
vicenda e' ormai nota nei suoi tratti essenziali. Quella di via
Quaranta e' una scuola, sita in un ex istituto tecnico, che funziona da
una quindicina d'anni. Raccoglie bambini arabi (oggi: 500) i cui
genitori pensano che i figli debbano poi completare gli studi nel Paese
d'origine (per la gran parte: Egitto). Il tratto fondamentale di questa
scuola e' l'insegnamento in arabo. Viene insegnata anche la religione,
come del resto accade nelle scuole private cattoliche, e, come
sappiamo, anche in quelle pubbliche statali.
Quando da un paio
d'anni si e' scatenata l'isteria antislamica, la scuola di via
Quaranta, sino ad allora ignorata dai piu', e' stata bersaglio della
destra politica e istituzionale, nonche' dei mass media. "Non e'
nemmeno parificata", gridavano. I dirigenti della scuola si sono dunque
dati da fare per cercare di parificarla. Ma quando sembrava che
riuscissero nell'intento, il Comune di Milano l'ha chiusa per ragioni
"igieniche". Contemporaneamente Pisanu e la Moratti hanno rilasciato
dichiarazioni in cui affermavano che la migliore integrazione per i
bambini islamici e' la scuola pubblica statale.
La destra e'
questa: un Comune, quello del sindaco Albertini, che lascia cadere a
pezzi le scuole della periferia e permette che vengano aperti asili
nidi dentro a dei garage, osa chiudere qualcosa per ragioni igieniche.
Due ministri del governo che sono favorevoli alle scuole private
cattoliche e le finanziano, e che riservano l'obbligo a frequentare le
pubbliche statali solo agli arabi. Dei mass media che hanno parlato
continuamente di "scuola islamica" e "madrassa", senza aver mai messo
piede in via Quaranta. Una destra che dice di voler integrare, ma ha
tolto a Milano centinaia di facilitatori rendendo drammatico
l'inserimento dei bambini migranti. Una destra che ha imposto con la
sua riforma l'insegnamento di due lingue straniere, ma
obbligatoriamente "comunitarie", impedendo dunque l'insegnamento
curriculare dell'arabo nel nostro Paese (cosi' come del cinese, ecc.).
E
la sinistra? A parte Barzaghi, assessore all'istruzione della
Provincia, e pochi altri: un panorama desolante. La Cgil ha preso una
posizione tiepidamente contraria, alla quale non e' seguita alcuna
iniziativa. Penati, la piu' alta carica istituzionale del
centrosinistra in Lombardia (presidente della provincia di Milano), ha
affermato che "noi non siamo come la destra, perche' le cose le diciamo
senza scuse", cioe' la scuola di via Quaranta andava chiusa ma senza il
pretesto dei problemi igienici. Egli vuole che le diverse autorita' si
siedano intorno a un tavolo con i rappresentanti di via Quaranta per
una "intesa sui valori". Cioe': Formigoni e Albertini che impongono i
loro "valori" agli immigrati. Per il resto regnano l'indifferenza o la
confusione. Nessuno che dica: se non vogliamo creare ghetti, perche'
teniamo aperte le scuole cattoliche, o quelle tedesche, o quelle
francesi?
Vediamo la cosa dal punto di vista dei bambini. Ai 500
bambini di via Quaranta e' stata tolta la scuola, la loro scuola.
Cerchiamo di comprendere cosa potrebbe significare questo per i nostri
figli bianchi, italiani e cattolici. Immaginiamoci per un momento che
qualcuno chiuda la loro scuola non per un qualche accidente, ma perche'
quella scuola "non deve esistere". I loro genitori non possono
protestare e nemmeno alzare la voce, nessuno di loro puo' permettersi
di mandare a quel paese chi lo meriterebbe: anche se nessuno lo dice,
sono tutti sospetti di collusione con il terrorismo. L'ipocrisia di noi
bianchi, cattolici e pure italiani arriva sino al ridicolo di accusare
questa gente di non volersi integrare, quando facciamo di tutto per
stare alla larga dagli arabi. Ma la cosa piu' grave sono i riflessi sui
bambini e sui ragazzi di religione islamica o di origine araba che
frequentano le scuole pubbliche statali: la Moratti e Pisanu hanno
implicitamente affermato che quei bambini sono gli unici sotto stretta
sorveglianza statale. Tutti gli altri possono scegliere, anzi per loro
sarebbe pure meglio che si iscrivessero alle cattoliche approfittando
dei lauti buoni scuola della Regione Lombardia, ma non i piccoli arabi,
che devono essere assimilati a forza altrimenti, in futuro, potrebbero
diventare terroristi. Perche' al fondo c'e' il timore che dei piccoli
arabi possano subire nella loro scuola un tale lavaggio del cervello,
che dopo qualche anno ce li ritroveremmo a far saltare dei tram.
C'e'
un imbarazzo comprensibile da parte del popolo di sinistra: come si fa
a difendere una scuola privata? Non abbiamo sempre detto che
l'integrazione si da' nella scuola pubblica statale? No cari, cosi' non
funziona. Se le uniche scuole che vengono eliminate sono quelle di
popolazioni islamiche mentre si continuano a finanziare quelle
cattoliche, allora c'e' una sola parola da usare: razzismo. Quello che
abbiamo vissuto a Milano e' una vera e propria operazione di pulizia
etnica. Non a a caso vari editoriali usavano una terminologia che e'
familiare a chi ha seguito la vicenda jugoslava: e' tornato il termine
"dispersione". Abbiamo letto: "occorre disperdere le aggregazioni
pericolose di culture aliene".
La comunita' araba non e'
integrata, ma questo accade per colpa nostra. La sua reazione e' di
tipo difensivo, e come ogni minoranza etnica cerca di resistere
all'annientamento. Accadrebbe anche a noi se qualcuno volesse imporci
la sua cultura: costruiremmo scuole private clandestine. Nei Paesi
Baschi la scuola privata e' diffusissima (il movimento delle
iskatolas), gestita quasi sempre da gente di sinistra, costretta a
questo perche' le scuole pubbliche dello stato spagnolo non
salvaguardano l'insegnamento della lingua basca.
Il nostro
movimento credo che debba scendere in campo con una posizione netta su
questo problema: dobbiamo difendere il diritto delle minoranze etniche
a disporre di proprie scuole, finche' non saremo riusciti ad imporre
che la "nostra" scuola non sia strutturalmente una scuola bianca,
cattolica e italiana, ma una scuola multiculturale, colorata e laica.
Quella sarebbe una scuola delle diversita' che fanno crescere, e una
scuola di quel genere scoraggerebbe qualsiasi reazione difensiva. Ma
finche' non c'e', non ammantiamoci di argomentazioni progressiste per
giustificare operazioni terroristiche condotte nei confronti dei
piccoli arabi.
