Intercultura nelle Scuole a Milano: dov’è Samira?
Luigi Ambrosi è una figura storica dell'intercultura
milanese.
Vi riproponiamo alcuni suoi contributi (profetici e ancora
attuali)
19 luglio 2004
Dov’è
Samira, la nuova alunna marocchina? Samira è in stato d’abbandono in
classe; ora che facilitatori linguistici e mediatori culturali sono
tornati nelle classi non è possibile starle dietro, non capisce la mia
lingua e nemmeno io la sua ed in classe sono in molti a dover essere
seguiti. E dov’è Davide, giunto a novembre dalla Romania? Lui girovaga
in classe, anch’egli in stato di abbandono. Chi ha tempo e possibilità
di seguirli? Si riesce appena a farli socializzare, in attesa di tempi
migliori; solo un continuo appello e richiesta di aiuto ai suoi
compagni di classe tamponano un disastroso processo di emarginazione in
corso. Nelle aule si costruiscono già ora le future differenze di
classe ed i nuovi emarginati. E dove è Marco, il bambino italiano che
con cuore e mente aperta, con tanta curiosità e piacere, festeggiava
nel centro della città il capodanno cinese e islamico, conosceva
elementi delle altre culture, mangiava coi bastoncini, disegnava
ideogrammi cinesi, scriveva numeri in arabo, costruiva maschere
africane ed ascoltava fiabe amerinde sul mais?
E che ne è di Li Hu, che la madre voleva mandare in Cina per fargli
conservare la lingua e cultura d’origine ma che poi si era illusa che
il Comune di Milano potesse garantire uno spazio anche alla sua
cultura. E che ne è di tutti quegli insegnanti che con entusiasmo
stavano scoprendo le altre culture ed i pesanti limiti eurocentrici
della nostra?
Milano è sprofondata sempre più in un provincialismo culturale tra la rozzezza ed il razzismo.
Chi sta cercando di chiudere il cervello all’italiano Marco? Chi sta
plagiando Li Hu? Chi sta emarginando Samira e Davide e le altre
migliaia di nuovi alunni immigrati dall’estero?
Marco, Li Hu, Samira e Davide ed i loro insegnanti sono le nuove
vittime della Moratti, di Bertagna, dell’Aprea e di tutti i sostenitori
della Riforma Moratti che hanno letteralmente cancellato l’intercultura
e ignorato la presenza stessa di quasi 200 000 alunni stranieri. Dalla
pochezza di quanto hanno scritto si comprende come l’intercultura sia
uno dei punti più deboli della loro controriforma della scuola.
A Milano quest’anno non si è mossa foglia in città, si sono mosse
invece tante foglioline nelle classi dove l’intercultura è entrata
nelle programmazioni di classe; ma è ben poco a fronte delle necessità.
La drastica riduzione del numero di distacchi sulla facilitazione
linguistica è stato il motivo principale della fine dei progetti
interculturali a dimensione cittadina. Come si stanno muovendo in città
il Ministero dell’Istruzione ed il Comune?
Ministero Istruzione:
attualmente il CSA di Milano è riuscito a conservare ben poca cosa in campo interculturale:
- 40 distacchi (a fronte delle diverse centinaia degli anni scorsi) su progetti di facilitazione linguistica di scuola, per gestire le situazioni più complesse nelle sedi dove la percentuale di alunni stranieri è tra il 10 ed il 32 %. Distacchi che il CSA non è tra l’altro in grado di confermare per il prossimo anno.
- 12 distacchi parziali su progetti di rete
- 8 distacchi per gestire 8 poli sul territorio distrettuale.
- Vi è poi un finanziamento regionale per la formazione e l’utilizzo di 13 mediatori culturali ROM nelle scuole con maggior presenza di nomadi, per facilitare la loro presenza ed i rapporti con le famiglie
- Infine vi è la gestione di una Banca Dati regionale (Ismu.org) contenente dati su oltre 200 progetti in corso quest’anno nelle scuole a Milano.
- Finanziati dalla
Direzione Scolastica Regionale, di significativo e nuovo vi sono i
numerosi corsi di trenta ore ciascuno su altre lingue e culture
(cinese, arabo, giapponese) nelle Medie Superiori; gratuiti e aperti a
tutti i corsi hanno riscontrato un boom di iscrizioni.
Questo è tutto a fronte di un continuo aumento della presenza di alunni
immigrati nelle scuole e del taglio totale dei fondi per l’intercultura
e la facilitazione linguistica. La realtà richiederebbe esattamente il
contrario: la presenza di un facilitatore linguistico ed operatore
interculturale nei plessi scolastici per ogni 10% di alunni di origine
straniera sul totale, e consistenti fondi per l’intervento nelle scuole
di mediatori culturali delle differenti etnie , per la promozione.
dell’ intercultura nelle programmazioni scolastiche, e per l’avviamento
di corsi per la conservazione della lingua e cultura d’origine.
COMUNE di Milano
Il Comune di Milano sta
correndo sempre più velocemente verso il proprio suicidio strategico e
culturale, di cui le premesse si potevano notare dall’anno scorso
quando il Comune ostacolò la celebrazione del capodanno cinese e
l’Assessore all’Educazione annullò una conferenza stampa col
Provveditore agli Studi e l’intero corpo Consolare della Cina.; sgarbo
mai più perdonato dal sottoscritto, dalle scuole e dal Consolato Cinese.
Non
solo non vi sono più i menù etnici nel servizio di refezione
scolastica, e non vi sono più i corsi sperimentali di lingua e cultura
cinese nelle scuole elementari, ma il Comune si accinge a
chiudere le Scuole Civiche, compreso il suo gioiello multiculrale, la
Civica Scuola di Lingue Orientali (ex-Ismeo) e va a proporre ai suoi
docenti di cinese, arabo ecc di diventare funzionari comunali in
qualche ufficio. Sembra infine sia in fase di chiusura lo stesso
Ufficio Stranieri del Comune di Milano.
In epoca di
globalizzazione questo smantellamento delle strutture culturali
urbane impoverisce culturalmente la città e ne soffoca ogni
possibile sviluppo strategico. Solo un radicale cambio di politiche
culturali e le dimissioni dell’attuale Assessore all’Educazione
potranno riaprire il confronto tra le diverse culture della città.
Oppure
la nostra classe dirigente cittadina si assuma fin da ora le
responsabilità del fallimento delle politiche di convivenza culturale e
sociale in città a fronte di un eventuale esplodere delle situazioni
di emarginazione sociale e culturale.
Luigi Ambrosi, insegnante
