Non dovremo mica ricominciare tutto da capo?
di Bruno Moretto
"Non dovremo mica ricominciare tutto da capo?" è il titolo del convegno organizzato da Scuola della Repubblica, Rete Scuole, Manifesto dei 500, Ass.ne 31 ottobre il 9 giugno a Bologna, che ha visto la partecipazione di quasi 100 insegnanti, genitori, studenti, di ogni ordine di scuola, provenienti da Bologna, Modena, Ravenna, Ferrara, Parma, Genova, Milano, Torino, Roma, Firenze, Treviso, Venezia.
La discussione ha evidenziato sia una sentita e diffusa partecipazione alla crisi della scuola, sia la capacità di sviluppare analisi di alto livello.
Il serrato confronto, svolto in mattinata, con E. Barbieri, capo dipartimento del MPI e O. Roman, consulente tecnico del MPI, ha evidenziato la distanza temporale e di linguaggio sempre più ampie fra il popolo della scuola e le scelte di politica scolastica dell’attuale Governo, ma ha mostrato, grazie alla disponibilità di tutti, che è possibile iniziare a percorrere la strada del confronto
costruttivo fra istituzioni e mondo della scuola.
Sono state evidenziate le sottovalutazioni governative della gravità della situazione finanziaria, la più importante, se non la prima, causa del disagio del mondo della scuola, al quale i partecipanti hanno affermato di voler reagire, riportando al centro della discussione la rilevanza del ruolo sociale della Scuola della Repubblica.
E’ stata denunciata la continuità di una visione della scuola come servizio e non come istituzione e una nuova stagione tagli alla scuola statale, che rischia di portarla al collasso. E’ stata denunciato lo scivolamento progressivo verso una concezione dell’autonomia che produce
la frammentazione localistica del sistema.
E’ stata denunciato il riproporsi, nelle scelte dell’attuale Governo per la scuola superiore, dello storico dualismo fra attività manuali e intellettuali, che la riforma della scuola media del 1965 aveva avviato a soluzione positiva.
E’ stata denunciata l’insipienza di una classe dirigente che sa solo rivendicare un proprio protagonismo legislativo o amministrativo, senza capire che qualunque provvedimento sulla scuola ha bisogno della partecipazione attiva di insegnanti, studenti e genitori, per poter produrre effetti riformistici positivi.
E’ stata denunciata la subordinazione economico politica delle nostre politiche scolastiche alla linea di dequalificazione liberista dell’istruzione portate avanti dal F.M.I. e dalla Commissione europea.
E’ stata condivisa la denuncia per la mancanza di analisi scientifiche delle caratteristiche del nostro sistema, che porta ogni Governo a improvvisare riforme basate ideologiche e non mirate ad affrontare i reali problemi.
E’ stata condivisa da tutti i partecipanti, anche ministeriali, la necessità di sfuggire a tale stretta, richiamando lo spirito e la lettera dell’art. 33 della Costituzione, che ha assegnato alla scuola un’autonomia finalizzata a garantire a tutti i cittadini gli strumenti per “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”.
E’ stato un momento significativo di ripresa del protagonismo del mondo della scuola, che vuole tornare ad un livello di mobilitazione capace di incalzare il Parlamento e il Governo per produrre una evidente inversione di tendenza delle politiche degli ultimi 10 anni.
Dobbiamo riprendere l’iniziativa e approfondire l’analisi di pregi e difetti del nostro sistema.dobbiamo rialzare alta la bandiera della laicità della nostra scuola, messa in discussione prima dalla Moratti e ora da Fioroni.
Ma non dobbiamo ricominciare tutto da capo: la battaglia per il tempo pieno per chiunque lo richieda deve rimettere in pista un’idea di scuola, i cui nodi sono già stati sciolti nella legge di iniziativa popolare, prodotta dal mondo della scuola e sottoscritta da 100.000 cittadini, che costituisce il nostro investimento sul futuro.
Spetta a noi rivendicare con forza che la battaglia per la Scuola della Repubblica è uno dei tasselli fondamentali per quella per l’uguaglianza e la libertà dei cittadini.
I partecipanti al Convegno hanno poi approvato un documento di sostegno al ricorso contro l’ordinanza n. 26/07 che assegna ai docenti di religione cattolica il potere di voto sui crediti scolastici e di condanna del comportamento del Ministro contro tale ordinanza, mai trasmessa alle scuole.
Bologna 10 giugno 2007
Vorrei esprimere alcune considerazioni in merito al comunicato di Bruno Moretto a proposito del convegno dello scorso 9 giugno, a Bologna, nel quale ho preso la parola tra gli altri, in particolare in una tavola rotonda in cui, oltre al sottoscritto e a Pino Patroncini (Scuola della Repubblica), hanno parlato E. Barbieri, capo dipartimento del MPI, e O. Roman, consulente tecnico del MPI.
Moretto scrive nel suo resoconto che “il serrato confronto.....ha mostrato, grazie alla disponibilità di tutti, che è possibile iniziare a percorrere la strada del confronto costruttivo tra istituzioni e mondo della scuola”.
Più avanti si scrive che “è stata condivisa da tutti i partecipanti, anche ministeriali, la necessità di sfuggire a tale stretta (“scivolamento” dell'Autonomia verso una concezione localistica, tagli di fondi, riproposizione del doppio canale....) richiamando lo spirito e la lettera dell'art. 33 della Costituzione”.
Tutto il resoconto, pur contenendo critiche al governo, si situa sul terreno di un presunto accordo e di una presunta possibilità di lavorare con i responsabili del MPI per un “bene comune” riconosciuto.
C'è dunque un bene comune?
Ricordo brevemente ciò che hanno detto i responsabili del Ministero.
Hanno contestato completamente che ci sia continuità tra la Moratti e Fioroni. Hanno contestato che ci sia continuità con la politica di Berlinguer (come io ho sostenuto chiaramente e anche altri, da diversi punti di vista). Hanno contestato che l'innalzamento dell'obbligo passi attraverso un potenziamento della formazione regionale privata. Hanno contestato che ci sia un processo di privatizzazione in atto. Hanno ribadito che le scuole possono avere “identità culturali” differenti. Hanno detto che sì, ci sono stati dei tagli, ma ciò è dovuto alla situazione disastrosa lasciata da Berlusconi e che Prodi ha dovuto “sanare”. Anzi, dovremmo essere contenti perchè si è scelto di “sanare” spalmando i tagli in tre anni e non tutti in una volta... Hanno detto che per le supplenze non ci sono problemi, i soldi arriveranno. Hanno detto che non c'è un problema di posti, si potrà fare il Tempo Pieno, ma non hanno parlato di due insegnanti ogni classe richiesta, in tutto il Paese.. Hanno ribadito che ci saranno Indicazioni Nazionali invece che Programmi. Hanno detto che l'Autonomia ha “sburocratizzato” la scuola e che potenzia la libertà. Hanno detto che bisogna “rivisitare l'idea che le risposte debbano arrivare sempre dalla politica”. Hanno detto che “tutte le cose previste dal programma dell'Unione sono state fatte”. Hanno detto che le scuole non sono state trasformate in fondazioni e che questa è una bugia. Hanno detto che non è vero che i finanziamenti per la scuola privata sono aumentati. Hanno detto che Fioroni ha difeso i posti di lavoro e immetterà i precari.
E infine hanno detto che noi siamo “impazienti”, che bisogna lasciarli lavorare (cosa che avevo già sentito a suo tempo da qualcun altro....)
Queste affermazioni hanno suscitato la reazione dei presenti che sono intervenuti a più riprese su diversi punti per contestarle, anche con un certo risentimento, per esempio quando i funzionari del Ministero hanno detto di sentirsi “offesi” dalle affermazioni di un insegnante disabile che ricordava le gravi responsabilità sul tema dei disabili: la sala ha reagito dicendo che “Siamo noi gli offesi, tutti, non lei”.
Quali soldi per le supplenze verranno dati – è stato detto - visto che nel frattempo i supplenti non sono stati nominati in gran parte?! Evidentemente non i soldi di cui c'era bisogno, e quindi questo permetterà un taglio enorme e ora persino la beffa...
Tutti i posti per tutti i Tempi Pieni, con due insegnanti titolari per classe verranno concessi, è stato chiesto? Nessuna garanzia si è avuta, solo la giustificazione che la colpa sarebbe di Berlusconi... perchè ha lasciato un debito..
Ma allora è stato posto un problema: si sta forse dicendo che Berlusconi doveva tagliare di più, che cinque anni di attacco alla scuola pubblica, alle risorse, agli organici non sono stati sufficienti? L'Unione incolpa Berlusconi di aver tagliato poco?
Ci hanno “spiegato” che il governo poteva decidere di fare tutti i tagli in un anno, e che dovremmo ringraziarlo perchè la Finanziaria li divide in tre.... Peccato che ciò significhi che i tagli che abbiamo visto quest'anno ci saranno anche per i prossimi due anni! Dobbiamo ancora ringraziare?
Ci è stato detto che non si deve dire che le scuole sono state trasformate in fondazioni, ma solo che “è stata varata una normativa che permette di scaricare le tasse delle donazioni”, come per le fondazioni.
E gli insegnanti e i genitori hanno detto: questo non significa proprio che non solo si formeranno scuole di seria A e scuole di serie B, ma che le tasse “scaricate” da chi farà donazioni verranno a mancare allo Stato....e quindi alle scuole, specie quelle di serie B?! Questo non è appunto un processo di privatizzazione contrario alla Costituzione?
A proposito di privatizzazione, diversi interventi hanno sottolineato come l'Autonomia siano ormai migliaia le scuole che prendono “contributi” dalle famiglie, e un genitore ha portato l'esempio concreto della sua scuola, con 24 mila euro di “contributi” su 168 del budget!
E ancora sull'Autonomia: tutti hanno manifestato accordo sul fatto che mai la scuola è stata investita da burocrazia, carte, progetti, liti, tensioni tra colleghi... come con l'Autonomia. Mai la libertà di insegnamento è stata attaccata come in questi anni, con pressioni enormi e mai viste. Come si può sostenere il contrario? Bisogna veramente essere lontani da quello che si vive nelle scuole.
Nel mio primo intervento ho sostenuto la continuità delle politiche dei ministri Moratti e Fioroni e ho fatto risalire questa continuità a quella dell'Autonomia del ministro Berlinguer, citando i documenti ministeriali che rivendicano proprio questa continuità. Nel mio secondo intervento ho concluso ponendo un problema: “Noi siamo per la scuola della Repubblica, ma perchè ci sia una scuola della Repubblica è necessario che ci sia... una Repubblica! Ebbene, questo governo, tutti compresi, si appresta a votare il federalismo fiscale completo e il Senato delle Regioni, cosa che rappresenterebbe un passo ulteriore sulla strada della divisione del Paese, contro la volontà espressa nel referendum del giugno 2006. E intanto le giunte di destra (Lombardia) e di “sinistra” (Piemonte) si preparano a varare un progetto quasi identico di trasferimento dei poteri sulla scuola alle Regioni. Si può allora comprendere come la questione “programmi nazionali” o “professionali” vada al di là di un semplice problema scolastico. Questa politica è un tassello della divisione del Paese e della distruzione della Repubblica, che è iniziata con il federalismo del 2001. Privare i ragazzi dell'insegnamento della storia vuol dire impedire loro di sapere che invece qualcuno si è battuto per la Repubblica, per l'unità del Paese, per le conquiste sociali, proprio quelle conquiste attaccate da questa politica.”
Come si puo' dunque vedere non c'è nulla di comune tra quello che dice la gente - e che corrisponde alle esigenze della scuola pubblica - e ciò che hanno detto i responsabili del Ministero.
Da anni ci battiamo perchè i colpi portati alla scuola pubblica e tutta la politica degli ultimi 10 anni vengano fermati. Per farlo abbiamo bisogno prima di tutto di chiarezza e non di dire che ci sono obiettivi comuni che nel convegno, a mio modo di vedere, non si sono visti.
Non siamo per nulla “impazienti”.
Semplicemente giudichiamo un governo sulla base dei fatti e chiediamo, al contrario di ciò che ha detto Barbieri, risposte precise alla politica, cioè a chi governa e ha responsabilità diverse e distinte dalle nostre. Chiediamo le risposte che milioni di cittadini e lavoratori hanno chiesto un anno fa votando per cacciare Berlusconi e la sua politica, risposte che oggi non vedono.
I risultati che si ottengono con la mobilitazione, peraltro parziali e limitati, dimostrano tuttavia che non abbiamo bisogno di tavoli comuni che partono dal presupposto che ci possano essere interessi e visioni comuni, ma di una mobilitazione indipendente.
Va molto di moda istituire simili “tavoli” e tentare di farci “partecipare” a queste discussioni, ma gli interventi del ministero a Bologna dimostrano invece che il “contorno” di questi tavoli è già definito e che quindi il parteciparvi vorrebbe proprio dire farsi associare alla politica del governo, magari con qualche assicurazione generica e vuota sul “rispetto della Costituzione”, mentre ci si prepara....al Senato delle Regioni e al federalismo fiscale completo!
Un ultimo aspetto.
Nel commento di Moretto si conclude: “Non dobbiamo ricominciare tutto da capo: la battaglia per il tempo pieno per chiunque lo richieda deve rimettere in pista un'idea di scuola i cui nodi sono già stati sciolti nella legge di iniziativa popolare, prodotta dal mondo della scuola e sottoscritta da più di 100.000 cittadini che costituisce il nostro investimento per il futuro”.
Non sono io a ritornare su questo argomento e preciso fin da subito che rispetto chi ha scritto e si è impegnato per la legge popolare.
Ma, come ha ricordato correttamente Marco Donati nel suo intervento nello stesso convegno, c'è chi non l'ha condivisa, e io e molti del “Manifesto dei 500” siamo tra questi. Sono più che mai convinto della mia scelta, anche alla luce di ciò che è stato detto recentemente in Parlamento, non intendo polemizzare con nessuno e resto disponibile al confronto, ma non comprendo perchè mi si associ a tale iniziativa. E non comprendo nemmeno a cosa possa servire mettere la Legge Popolare nel grande tavolo del “confronto costruttivo”.