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Il Biennio integrato

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In questi giorni a Torino, la provincia ha svolto un incontro sul tema del BIENNIO INTEGRATO, che ormai da anni viene attuato in molte scuole della suddetta provincia.
Ne viene un quadro entusiasta e viene rilanciato come il toccasana per tutti i problemi della scuola (dispersione, rapporto col territorio, ...).
Rimando al sito della provincia (www.provincia.torino.it) sul quale sono pubblicate analisi e relazioni. Ho controllato i dati che loro spacciano come indicativi del successo dell'iniziativa e mi sorgono dei dubbi:
come mai l'anno precedente hanno messo a confronto i dati del biennio integrato con quelli del percorso normale, da cui risultava che i risultati migliori erano dei percorsi normali (meno bocciati) e invece quest'anno non riportano il confronto (nelle analisi c'è sempre un gruppo di controllo!).
Dai dati risulta che solo i docenti delle aganzie formative danno voti positivi (3), mentre quelli delle scuole danno sempre (2)?.
(il range era da 1 a 4).
L'esperienza della mia scuola, in questi ultimi anni, ha dato risultati disastrosi e non raccoglie consensi entusiasti.
Come mai fin a qualche tempo fa il modello era il biennio unico( proposto da Domenico Chiesa) ed adesso si sponsorizza il biennio integrato?
Non vorrei che i parlametari del centro-sinistra sicuri di tornare al potere, si siano dimenticati delle elaborazioni che i docenti stanno portando avanti da anni
Non vorrei che spingano la maggioranza al qualunquismo, visto che qualsiasi sia il governo, non ascoltano mai nessuno, ma proseguano nelle politiche fallimentari di questi anni
E ai docenti delle scuole superiori di Torino, cosa aspettano a muoversi?

Francesco Martino Itis Pininfarina Moncalieri (Torino)
Created by donati
Last modified 18-12-2005 22:55

Non è una novità

Posted by marcoguastavigna at 27-11-2005 14:44
Se la cantano e se la suonano, ahimé. Questa sperimentazione è diventata fin da subito relativa al "come" realizzare l'integrazione piuttosto che al "se" fare ciò. Del resto ne era evidente fin da subito l'anima propagandistica e demagogica (il versante politico), accanto al rifugio nel tecnicismo e nel pragmatismo di chi ha come primo obiettivo quello di conservare la propria posizione quale che sia l'orientamento istituzionale del momento (lato monitoraggio, rapidamente trasformatosi in manutenzione) e, non a caso, arriva a conclusioni la cui vaghezza è pari solo a quanto sono inutili, scontate, astratte, acritiche.
Proprio l'assessore Oliva, principale mentore della faccenda e nel frattempo trasferitosi in Regione, ragionando qualche giorno fa su Norimberga diceva che non si può parlare di "consenso" quando non vi è spazio per il dissenso. Questo vale anche quando le opinioni contrarie non vengono represse, ma annacquate, mascherate, nascoste o, peggio, dileggiate e mistificate.
Il dramma è che parte della sinistra è più realista del re, vuole mediare prima ancora di dare inizio ad un ragionamento, altra parte e "vetero" e sa solo dire no. Questo dà spazio a chi ha come principale obiettivo la propria carriera o la propria sopravvivenza in posti più o meno privilegiati.
 

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