Rapporto della UE sugli obiettivi di Lisbona: il comunicato dell’ETUCE
Il comunicato dell’ETUCE/CSEE, la federazione dei sindacati della scuola dei paesi membri della UE sul rapporto intermedio relativo agli obiettivi di Lisbona nel settore istruzione e formazione si sofferma soprattutto su due elementi: la scarsa attenzione data agli obiettivi d’inclusione sociale e di educazione all’uguaglianza e alla cittadinanza attiva e le nuove proposte relative al proseguimento degli 11 gruppi di lavoro, attivati nel 2002, che hanno avuto il compito di monitorare gli obiettivi di Lisbona.
Per quanto riguarda il primo tema, l’ETUCE rileva come non si possano definire solo obiettivi quantitativi e a carattere economico per quanto riguarda i settori educativi, dimenticando che la strategia di Lisbona aveva come obiettivo non solo la ripresa economica europea, ma anche lo sviluppo della coesione sociale. Obiettivo che sembra essere stato dimenticato nel corso del tempo, come dimostrano le politiche scolastiche di molti paesi membri e la bozza di direttiva Bolkestein sul mercato interno dei servizi.
Rispetto alle proposte di proseguimento dei lavori di gruppo, l’EUCE paventa che il passaggio da gruppi multilaterali, in cui sono presenti anche le parti sociali, a gruppi organizzati sulla base dell’interesse dei singoli paesi su specifici obiettivi, volti allo scambio delle buone pratiche e all’apprendimento tra pari, escludano i sindacati da ogni possibilità di confronto. Infatti, a livello nazionale, in ben pochi paesi è attivo il dialogo sociale.
Roma 22 aprile 2005
Posizione dell’ETUCE/CSEE sul monitoraggio intermedio della strategia di Lisbona da parte della Commissione europea.
Il monitoraggio a metà percorso della strategia di Lisbona da parte della Commissione, sottoposto all’esame del summit di primavera tenutosi il 22 e 23 marzo, indica chiaramente che i progressi realizzati per raggiungere gli obiettivi di Lisbona nei prossimi cinque anni non sono tutti soddisfacenti.
Tale monitoraggio è volto a ridefinire i punti centrali dell’agenda di Lisbona e a stabilire delle priorità chiare nei terreni in cui si ritiene necessaria un’azione urgente. La rinnovata strategia è centrata sulla crescita e l’occupazione e la nuova agenda mira ad assicurare che:
- L’Europa eserciti una maggiore attrazione sugli investitori e i lavoratori,
- La conoscenza e l’innovazione diventino il motore della crescita europea;
- Le politiche consentano alle imprese di creare più posti di lavoro di migliore qualità.
Dopo il lancio della strategia di Lisbona nel 2000, l’istruzione e la formazione sono state incluse in quanto elementi chiave per sviluppare al massimo le potenzialità della società della conoscenza. L’ETUCE ha accolto con favore l’accento posto, a livello europeo, sul ruolo essenziale dell’educazione come strumento di miglioramento per l’insieme della società. Tuttavia, a metà del percorso, è evidente un certo squilibrio. In effetti, la crescita economica sta assumendo un posto centrale a spese delle questioni sociali, con il rischio che l’educazione sia percepita esclusivamente come uno strumento atto a valorizzare la competitività dell’economia dell’UE. L’educazione gioca ovviamente un ruolo importante nel contesto economico, ma costituisce soprattutto un mezzo per sviluppare le competenze sociali e personali, d’importanza vitale per la coesione sociale, l’uguaglianza, la cittadinanza attiva e la realizzazione personale. La strategia di Lisbona è stata fin dall’inizio centrata sulla promozione di un’Europa sociale, oltre che su una ripresa economica. Ai fini di soddisfare questo doppio obiettivo e di ristabilire un equilibrio, sarà più adeguato allargare la prospettiva sul ruolo dell’istruzione e della formazione negli esami intermedi della Commissione.
Per quanto concerne i cinque benchmark della UE nel campo dell’istruzione e della formazione, il monitoraggio intermedio menziona pochi progressi. La percentuale media dei giovani usciti prematuramente da scuola resta troppo elevata (18% nel 2003), a confronto dell’obiettivo di un calo del 10% entro il 2010, sebbene dei progressi importanti siano stati realizzati in alcuni paesi. La percentuale media dei cittadini di 22 anni che hanno terminato la scuola secondaria superiore è aumentata solamente dal 76,4% nel 2000 al 76,7% nel 2003, ed è ancora di molto inferiore dell’obiettivo del 85%, da raggiungere entro il 2010. Per quanto riguarda l’apprendimento per tutto l’arco della vita, i tassi di partecipazione sono cresciuti del 7,9% nel 2001 al 9,3% nel 2003, ma la Commissione conclude che sarà difficile acquisire l’obiettivo del 12,5%. La percentuale del PIL destinato alla ricerca e allo sviluppo ha raggiunto solamente l’1,99% nel 2002 e si colloca ancora lontano dall’obiettivo del 3% nel 2010. IL gruppo d’esperti della Commissione che lavorano sui benchmark ritiene, invece, che possa essere conseguito, entro il 2010, l’obiettivo di aumentare del 15% il numero dei laureati nei campi della matematica, delle scienze e delle tecnologie.
Tuttavia, le spese pubbliche dei governi in materia d’educazione e di formazione sono aumentate in modo troppo lieve nel periodo 2000-2002 e, secondo i dati della Commissione, dopo il 2004 hanno perso in velocità. La Commissione, in più riprese, ha messo l’accento sulla necessità di accrescere gli investimenti in risorse umane al fine di raggiungere gli obiettivi di Lisbona e l’ETUCE ricorda ai governi che l’ambizione di migliorare i sistemi d’istruzione e formazione deve andare di paro passo con una volontà di aumentare in modo adeguato i finanziamenti. Inoltre l’ETUCE insiste sul fatto che un aumento del numero dei giovani che completano l’insegnamento secondario superiore, un miglioramento del grado d’alfabetizzazione, così come l’assicurazione dell’accesso all’apprendimento per tutto l’arco della vita per un ampio numero d’adulti richiedono una varietà d’approcci politici che tengano conto dei fattori sociali ed educativi, oltre che del settore dell’insegnamento. L’apprendimento per tutta la vita per gli insegnanti diventa, infatti, questione essenziale in tale contesto, mentre ancora mancano le risorse per consentire a ciascun insegnante di beneficiare di uno sviluppo professionale continuo. Inoltre, il settore dell’insegnamento per tutto l’arco della vita è in generale caratterizzato da grandi disuguaglianze: beneficiano maggiormente dei percorsi formativi le persone con titoli d’istruzione più elevati. L’accento messo dalla Commissione sulla crescita economica nel suo rapporto intermedio non è simile a quello che dovrebbe essere dato ad altri elementi, mentre la stessa importanza deve essere attribuita al rafforzamento dell’Europa sociale.
A tale riguardo, l’ETUCE sottolinea che, se l’agenda politica della Commissione volta ad ampliare il mercato interno, assoggetta il settore dell’educazione per tutto l’arco della vita alle regole del mercato, invece che alle solide regolamentazioni dei governi nazionali, si metterà seriamente in pericolo la promozione di un equo accesso a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione. E’ un rischio reale che l’attuale testo della direttiva sui servizi nel mercato interno favorisca la commercializzazione dei servizi tra gli stati membri. Il settore dell’educazione per tutto l’arco della vita sarà, probabilmente, uno dei primi settori educativi toccati da tale direttiva, a causa dell’importanza dell’offerta privata di corsi di sviluppo professionale destinato ai docenti. La competitività e le regole del mercato non possono essere garanti di un accesso equo all’apprendimento per la vita. L’ETUCE si dichiara interessata all’intenzione della Commissione di chiarire quali settori dei servizi debbano essere coperti dalla direttiva attraverso la revisione dell’attuale testo e chiede una chiara esclusione dei servizi educativi.
Uno dei principali obiettivi della rinnovata strategia di Lisbona è quello di incoraggiare gli stati membri a ridefinire le proprie strategie. Attualmente si dedicano troppo pochi sforzi a ciò. In quanto partecipante a quattro gruppi di lavoro di monitoraggio della strategia di Lisbona, attivati dalla Commissione dopo il 2002, l’ETUCE riconosce la necessità di rinforzare e rivedere la struttura del monitoraggio. Da più tempo, l’ETUCE chiede alla Commissione di attivare un gruppo di coordinamento, che comprenda le parti in causa, con il ruolo di coordinamento generale dei lavori all’interno dei gruppi sull’istruzione e la formazione. Inoltre, dovranno essere compiuti degli sforzi per risolvere il fatto che i partner sociali non siano consultati a livello nazionale, all’interno del lavoro fatto attraverso il metodo aperto di coordinamento. Le proposte di cambiamento della struttura di sorveglianza fatte nel monitoraggio intermedio non trattano questo problema in modo adeguato. La Commissione propone di cambiare le attuali discussioni multilaterali su temi politici singoli, all’interno del quadro di coordinamento aperto, a favore di discussioni bilaterali tra la Commissione e gli Stati membri, dato che ciascun di loro dovrà sottoporre un programma d’azione nazionale. C’è un rischio di mancanza di trasparenza e di democrazia se la Commissione abbandona le discussioni multilaterali a favore delle discussioni bilaterali all’interno delle strutture di monitoraggio nazionale. Anche se il monitoraggio intermedio rimanda il dialogo a livello nazionale, bisogna tener conto del fatto che la consultazione dei partner da parte dei governi non è ancora il giorno d’oggi praticata. E’, quindi, cruciale mantenere il coinvolgimento diretto dei partner sociali a livello europeo, come continuare ad operare per un dialogo sociale anche a livello nazionale."