Lo studente-cliente non si può bocciare
La «macchina universitaria» vista da un ingegnere-ricercatore: «Oggi a si lavora solo per le aziende. Dal i Miur arrivano 6mila euro l'anno»
da il manifesto del 17 novembre 2006
«Pronto come stai? Ti volevo ricordare che per noi
lo studente è un cliente ecometale deve essere trattato ».
La voce
all'altro capo del telefono è netta. Valerio, 36 anni, è un ricercatore
fresco di nomina (usiamo un nome di fantasia per «proteggerne» la
carriera), tiene la cornetta incollata all'orecchioma già sa di che si
tratta: alla sessione di esami ha bocciato 8 studenti su 40, è andato
sopra la media tollerata e la cosa nonè passata inosservata. «Sei tu
che hai spiegato male oppure sei stato troppo severo per i nostri
standard? Sai - continua la voce - dobbiamo remare tutti nella stessa
direzione, non possiamopermettere che sipensi chenel nostro corso ci
sono dei blocchi insuperabili per gli esami». Valerio è uno bravo. Per
questo è uno di quelli che ce l'ha fatta: dopo sei anni di precariato
ha vinto un concorso da ricercatore nella facoltà di ingegneria di una
grande università del centrosud. P
er 1.180 euro almese tieneun corso
del secondo anno della laurea triennale. «Appena entrato una cosa l'ho
capita subito - racconta - la preparazione finale dello studente oggi
interessa ben poco, nelle università senza soldi la concorrenza per
accaparrarsi le iscrizioni è feroce. Gli esami si devono fare senza
intoppi. uno dietro l'altro, perché la corsa per i crediti è
frenetica». Lavora in una stanza senza finestre salvo una piccola bocca
di lupo: «Negli ultimi tempi le pulizie in facoltà non le fanno più, al
massimolamattina svuotano i cestini per la carta, e tra polvere e
mancanza d'aria ogni tanto prendo io alcol e scopettoni e le faccio da
solo».
La sua giornata scorre soprattutto davanti al computer, dopo
pranzo l'edificio si svuota e nei corridoi semibui Valerio rimane da
solo. Sembra di stare a scuola o in un ministero. «La ricerca di base
non esiste - spiega - i grandi strumenti che abbiamo risalgono agli
anni '80, eppure ci sarebbe tanto da fare suimateriali o l'impatto
ambientale di certe scelte. I pochi fondi pubblici li usiamo solo per
cose applicative, parliamo di circa 20mila euro a dipartimento all'anno
quindi dopo le varie ripartizioni se va bene sono 6-7mila euro per
cattedra ma di norma si scende anchemille». Soldi che almassimo servono
per andare a un congresso o per comprare ogni tanto un computer nuovo.
«Ormai per risparmiare lavoriamo solo facendo modelli al computer, così
però non mettiamomai alla prova quello che studiamo e quindi
pubblichiamo quei progetti conmolta attenzione ». Il risultato è che
sulle riviste scientifiche abbondano gli studi prodotti da quello che è
il vero motore inesauribile delle facoltà di ingegneria: le consulenze.
«Ormai gli studi conto terzi sono l'unico modoper sopravvivere. Al Nord
o nei distretti industriali fanno anche girare tanti soldi. Le aziende
infatti non danno un euro per la ricerca di base e vedono l'università
solo come uno strumento di garanzia per procacciarsi lavoro presso
altri. Di recente mi è capitato di proporre uno studio sullamobilità a
una grande azienda del Nord. Alla fine hanno sorriso emi hanno detto:
conosci qualcuno al comune? Voi ci mettete il sigillo accademico, noi
lo facciamo e insieme lavoriamo su qualche appalto. E' stato umiliante.
Io non sono qui per questo, se la ricerca di base non la facciamo noi
in Italia non la fa più nessuno». Sembra che a Ingegneria ormai ci
siano due tipi di persone: i «cacciatori» di consulenze e i «parassiti»
che lavorano in un proprio studio. In entrambi i casi ci si adegua
fedelmente alla linea: lezioni fotocopia e esami finti approfittandone
per fare altro: «Anche i pochi che contro Letizia Moratti si dannavano
a difendere un'università fatta sia dididattica che di ricerca oggi
sonoi più accaniti nel cercare consulenze e salvarsi la cattedra. E' la
lotta per la sopravvivenza. La verità è che tutti i governi degli
ultimi anni sull'università hanno distrutto senza costruire». Anche gli
studenti si disinteressano completamente di una crisi così
grave:«Devono fare la tesi in due mesi e quindi copiano e incollano
ricerche già fatte cliccando sul mousequalche simulazione, la macchina
dell'università deve andare dritta alla metà e basta. Di come e perché
non funziona si discute troppo poco. Quando ero precario ho pensato
tante volte di lasciare, perché lo so bene che oggi la logica dominante
è che se sei uningegnere e vuoi stare all'università allora sei
unfallito,unoche l'industria ha scartato. Io invece ci spero ancora».
