Modifiche del Comitato Genitori Attivi Scuola Pubblica
Fatto proprio dal comitato di Casalecchio (BO)
SCUOLA PARITARIA
Nella bozza manca qualsiasi riferimento alla scuola paritaria. E’ comprensibile la difficoltà di assumere una posizione unitaria che tenga conto sia dell’obiettivo ideale (la “statalità” di tutta la scuola dell’obbligo) che della situazione reale (impossibilità di fare a meno della scuola paritaria). La soluzione non può tuttavia consistere nel far finta che la Scuola Paritaria (che comprende anche le materne comunali) non esista. Si lascerebbero senza risposta diverse esigenze fondamentali:
- Garantire l’esperienza “pubblica” delle scuole materne comunali .
- Garantire il rispetto di “doveri paritari” con la scuola pubblica (non solo diritti), troppo spesso elusi (dal rifiuto dei disabili ai diplomifici)
- Evitare che i finanziamenti alla scuola paritaria impediscano la completa evasione delle richieste di scuola pubblica, comunale e statale
Per quanto riguarda quest’ultimo punto
Art 1.3 (aggiunta in coda all’attuale) :
I finanziamenti pubblici alle Scuole Paritarie che prevedono un’iscrizione subordinata al pagamento di una retta sono possibili solo dove è stata pienamente soddisfatta la domanda di scuola pubblica, nelle varie opzioni rese disponibili in fase di iscrizione.
Per ricomprendere anche le scuole materne comunali all’interno del sistema pubblico…
Art 3.2:
La Scuola dell’infanzia statale pubblica costituisce il livello di istruzione cui hanno diritto..
CONTINUITA’ DIDATTICA
Riteniamo che la continuità sia un valore fondamentale per garantire una scuola veramente di qualità. Continuità di organico (se ne parla all’interno dell’art 1.6.) ma anche e soprattutto continuità didattica. E’ da almeno dieci anni che si tenta di “raccordare” meglio scuola elementare e scuola media per superare quello che oggi è uno dei maggiori problemi della nostra scuola: le pesanti carenze dei nostri ragazzi/e in uscita dalla scuola media con evidenti ripercussioni nei tassi di abbandono scolastico della scuola superiore. E’ un fenomeno evidenziato da diverse indagini internazionali: le stesse che individuano nella nostra scuola elementare/infanzia un punto di eccellenza.
Ripristinando l’organizzazione dei cicli pre-Berlinguer la bozza elude il tema fondamentale di un maggior raccordo tra medie ed elementari o tra medie e superiori. Questa mancanza, che fa apparire la bozza eccessivamente conservatrice, non è colmabile con un semplice emendamento. Richiederebbe una posizione unitaria da parte del mondo della scuola, oggi impensabile, e una conseguente ristrutturazione dell’intero impianto riguardante la scuola primaria.
In questa sede ci limitiamo quindi a richiedere un rafforzamento del concetto di continuità. Proponiamo quindi di parlare di “Valorizzazione della continuità” anziché di “Governo della discontinuità”, (riteniamo che sia la continuità, il valore da presevare) e di inserire qualche proposta concreta sul raccordo didattico elementare-media per evitare che la continuità rimanga solo una buona intenzione
Art 1.10 Governo delle discontinuità Valorizzazione della continuità
(aggiunta in coda all’attuale) …
dove non siano presenti Istituti Comprensivi, ogni scuola elementare lavora in rete con la scuola media di riferimento (definizione a cura degli enti locali) nell’attuazione collegiale del curricolo unitario di cui all’articolo 1.11.
Art 1.11 …
Il gruppo di lavoro della scuola di base dovrà prioritariamente definire un curricolo unitario tra scuola materna, elementare e media.
SISTEMA DI VALUTAZIONE
L’Italia è uno dei pochissimi paesi industrializzati ad essere privo di un serio, efficace ed imparziale sistema di valutazione. Un sistema di valutazione (dell’istituzione scolastica non del singolo insegnante) è fondamentale per evitare che la qualità didattica sia dipendente dal territorio/istituto/classe di iscrizione.
Un tema di primaria importanza per la componente genitori nella scuola.
Escluso che il sistema scolastico non sia valutabile (ci sono molte esperienze consolidate italiane e straniere da cui attingere), per uscire dalla perversa logica dei “test invalsi” il tema dovrebbero essere posto più sul piano del come valutare che sull’opportunità o meno di un sistema di valutazione. L’art 1.15 recepisce gli scopi (usando le stesse parole da noi suggerite a giugno) che motivano un sistema di valutazione. Lascia però la sola auto-valutazione d’istituto come metodologia. Una metodologia che è fondamentale, che già oggi c’è ma che, analogamente a qualsiasi altro campo di attività, ha dimostrato (vedi l’auto-valutazione dei dirigenti scolastici) di non essere in grado, da sola, di raggiungere i risultati sperati, perché intrinsecamente poco obiettiva.
Mantenere il discorso solo in questi termini, potrebbe avere il paradossale effetto di rafforzare chi maliziosamente sostiene che il corpo docente, il dirigente o l’istituzione scolastica non siano disponibili a mettere in discussione il proprio operato, in quanto autoreferenziali.
Condividiamo quindi le attuali premesse e motivazioni ma vorremmo che la valutazione tenesse conto di una pluralità di punti di vista in una logica di indipendenza, oggettività, coinvolgimento.
Art 1.15
Al fine di agevolare il raggiungimento di un alto livello qualitativo del sistema educativo, ogni Istituzione Scolastica realizza annualmente al suo interno un percorso di auto-valutazione. Viene istituita, con apposito decreto, l’Autorità Nazionale di Valutazione del Sistema Scolastico che opera in modo indipendente dal governo e dall’amministrazione scolastica, secondo criteri e indicatori di qualità didattica e gestionale concordati e definiti a livello nazionale, in costante contatto e collaborazione con le singole istituzioni scolastiche.
L’Agenzia Nazionale di Valutazione non esprime valutazioni individuali, né sui docenti né sugli alunni, ma mira al superamento delle disuguaglianze, ad identificare eventuali punti deboli su cui intervenire o esperienze didattiche-educative efficaci da diffondere, a stabilire se la dotazione ed il livello delle risorse disponibili è adeguato, a valorizzare, coinvolgere e responsabilizzare il personale scolastico.
A tal fine attua percorsi di auto-valutazione e di valutazione tra pari, tiene conto della valutazione del dirigente scolastico, degli organi collegiali e, per gli aspetti di propria competenza, della percezione dei genitori e degli alunni/e; si avvale di figure professionali esterne (docenti universitari, psicologi/e di gruppo, sociologi/e, pedagogisti/e, operatori dell’ASL), per analizzare periodicamente le competenze degli alunni e gli indicatori legati al contesto sociale in cui la scuola opera, supervisionare i percorsi di valutazione, aiutare a fare emergere le soluzioni ai problemi.
Lo Stato supporta tali percorsi con opportuni adeguati finanziamenti.
L’Agenzia Nazionale di Valutazione, per quanto riguarda le scuole parificate, accerta eventuali violazioni ai doveri legati alla certificazione di scuola paritaria e, nel caso, può determinare l’espulsione dal sistema parificato.
