Appello di Genitori Attivi Scuola Pubblica a quanti parteciperanno all’assemblea di Roma
La legge d’iniziativa popolare rappresenta un’occasione unica, forse irripetibile, per fare arrivare ai piani alti della politica un’idea di scuola non elitaria, forse imperfetta ma comunque rappresentativa delle esigenze, delle necessità, dei bisogni e delle aspirazioni di chi la vive ogni giorno.
I genitori “vivono” la scuola, non per esigenze dirette, ma in rappresentanza dei propri figli.E’ quindi più che naturale che la nostra prima richiesta sia per una proposta che veda al centro le esigenze dei bambini/alunni/studenti; esigenze prioritarie e quindi necessariamente prevalenti rispetto a quelle delle diverse componenti scolastiche, compresa la nostra.
Una proposta che punti alla valorizzazione della Scuola Pubblica senza nascondersi che questa deve cambiare perché diverse e più impegnative sono le sfide della nostra società a cui deve cercare di dare risposta.
- Vorremmo una legge radicale sui valori di riferimento ma non per questo utopistica
- Vorremmo una proposta attenta alle esigenze delle diverse componenti scolastiche senza per questo apparire appiattita su posizioni corporative
- Vorremo una proposta che vada oltre gli schemi di riforma delle ultime due legislature ma che non abbia pudore di affrontare i nodi irrisolti del nostro sistema scolastico.
Potrà rimanere un gratificante esercizio di democrazia e partecipazione, fine a se stesso. Oppure, ed è quanto auspichiamo, potrà seriamente influenzare chi, nel prossimo governo, dovrà mettere mano alla riforma del nostro sistema scolastico.
Tra le forze politiche, molti guarderanno alla nostra iniziativa pronti a derubricarla come una proposta interessante sul piano teorico ma inapplicabile, scritta da persone interessate solo a far sì che nulla possa cambiare.
Siamo convinti che non sia questo lo spirito che anima la stragrande maggioranza di quanti hanno partecipato al dibattito di questi mesi ma è indubbio che la necessità di trovare un compromesso tra i diversi punti di vista ha mantenuto alti i principi generali della proposta ( su cui tutti, ovviamente concordano) a scapito di alcuni elementi di innovazione, da anni al centro del dibattito sul sistema d’istruzione, che la bozza attuale elude, dando l’impressione di una propensione conservatrice di chi l’ha redatta.
La nostra scuola ha punti di eccellenza riconosciuti universalmente ma ha altrettanti aspetti deficitari su cui occorre intervenire. Le indagini internazionali (vedi rapporto P.I.S.A. sulle competenze funzionali degli studenti nei paesi O.C.S.E.) ci dicono, ad esempio, che la “crisi” del nostro sistema inizia in corrispondenza della scuola media.
Se questo è vero, riportare l’organizzazione della scuola primaria alla struttura pre-Berlinguer, potrà sembrare rassicurante dopo gli scempi dell’era Moratti ma non ci aiuterà certo a migliorare l’efficacia del nostro sistema educativo.
Le stesse indagini internazionali ci dicono, correttamente, che siamo uno dei paesi che più è riuscito nel campo dell’integrazione scolastica.
Siamo infatti il paese europeo che dimostra la maggiore omogeneità nei risultati degli studenti ma al prezzo di prestazioni mediamente basse. La percentuale di studenti con prestazioni eccellenti (5%) è pari a circa la metà della media dei paesi industrializzato (10% con punte dal 15 al 20%). Altri paesi, ad esempio la Finlandia, hanno la nostra stessa omogeneità dei risultati, ma livellata verso l’alto.
Migliorare è possibile ma non è solo un problema di maggiori risorse.
E’ universalmente riconosciuto che, per capire come e dove intervenire per migliorare un sistema scolastico, è necessario dotarsi di un serio sistema di valutazione (autorevole nei criteri e lontano dagli interessi di parte), in grado di valorizzare le esperienze migliori e fare emergere le criticità esistenti. L’Italia è uno dei pochi paesi che ne è privo (non si può certo riconoscere ai test INVALSI una funzione in tal senso…)
La bozza parla di valutazione, ne riconosce l’importanza, ma la circoscrive all’interno dei singoli istituti, affidandola alla sola auto-valutazione dei docenti, il che significa limitarsi solamente a certificare quanto in essere oggi.
Ben altro spessore avrebbe una proposta dal basso di una valutazione di sistema, autorevole, basata su tutti gli indicatori oggi disponibili, come avviene in tutti i campo dell’esperienza umana. Un sistema da costruire insieme al mondo della scuola e che escluda qualsiasi pretesa di valutazione individuale, sia nei confronti del docenti che degli alunni.
La scuola deve cambiare perché l’istruzione e l’educazione si confrontano con compiti molto più vasti di quelli di un tempo. Spetta a noi decidere se essere soggetti attivi del cambiamento o limitarci ad un’azione di tutela e conservazione dell’esistente.
La due giorni romana sarà fondamentale per dare un segnale in un senso o nell’altro.
Abbiamo tante “pistole” puntate contro: meglio disarmarle che fornirgli noi stessi le munizioni.
Andrea Graffi
Rete Genitori Attivi Scuola Pubblica (Bologna)
